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Riccardo Cotarella: "L'enologia era nel mio destino, anche se volevo fare il geometra"

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MARTA - Amici storici, autorità e stampa: è una serata speciale quella voluta dallo staff de Il Pirata, con la presentazione del libro "Il vino, la mia vita. Un viaggio sensoriale tra storia, tecniche e segreti del vino" di Riccardo Cotarella. 

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Dopo la presentazione ufficiale ad Orvieto, in prossimità della pubblicazione (Riccardo Cotarella: "Se sei generoso con il vino, lui sarà generoso con te") è la Tuscia a diventare protagonista di una serata informale, tra amici, piena di significato. 

A condurre l'intervista Enrica Cotarella, che ringrazia subito i titolari Giulio, Carlotta ed Ernesto per l'organizzazione, seguita da Riccardo che ricorda Luciano, anche lui giovane studente di un gruppo che non si è mai lasciato nel tempo. 

L'enologo più famoso al mondo, classe 1948, all'inizio non aveva le idee chiare, anzi, come ogni adolescente si faceva trascinare, confessa: "Costretto da mamma nel 1963 a frequentare un collegio gesuita, vivevo in un piccolo paese e tra ragazzi creammo un gruppo, e ovviamente c'era un capo. Ricordo che tifava Fiorentina e così noi tutti, come per la scuola, insieme decidemmo che avremmo frequentato il geometra, ma il mio destino era l'enologia. Provai a convincere mio padre dicendo che ero bravo in disegno ma lui, che già lavorava la vigna, mi indicò l'unica strada, l'enologia, altrimenti  c'era la campagna. Testardo scelsi quella e il giorno dopo partenza alle 4, per arrivare all'alba davanti ad un filare con in mano la zappa più pesante e l'ordine di lavorarlo tutto. La buttai via e presi la scuola che voleva mio padre, senza immaginare che sarebbe diventata la mia passione. Partii da Bagnoregio e adorai subito le materie tecniche, segno che era quello il mio destino".

Diplomato, venne la prima occasione di lavoro: "Nel giugno del '68 fui chiamato dai Conti Vaselli, che mi offrirono il ruolo della cantina di Castiglione in Teverina, dove c'erano già tre enologi esperti e fui ghettizzato, arrivarono anche a farmi pulire i bagni. Doveva venire l'occasione giusta, una partita di vino lattigginoso, di cui nessuno riusciva a capire il difetto, visto che colpiva solo alcune bottiglie. La sera, preoccupato, ne parlai con mio padre e andammo nella nostra cantina, dove mi consigliò di usare il buon senso, senza supponenza. Sapevamo che il problema nasceva da una cessione di rame ma dovevamo capire dove. Guardammo l'imbottigliamento e capii che poteva dipendere dal beccuccio. In cantina ne usavamo 9, e uno era realizzato in bronzo. Lo trovai, era l'8, allora il mio numero fortunato, e a 22 anni diventai il direttore, gli altri furono cacciati".

Un pensiero anche al fratello Renzo, anche lui con la sua carriera nel mondo dell'enologia, e un rapporto "unico al mondo: "Dividiamo tutto, forse uniti dalla prematura scomparsa di nostro padre".

Infine il legame con l'Università della Tuscia, un amore raccontato davanti la rettrice Tiziana Laureti, presente insieme al direttore Asl Bianconi, al presidente Fondazioe Carivit Pasqualetti e il sindaco di Marta Lacchini. "All'Unitus studiammo il rossetto, vitigno autoctono che visitammo con Gabriele Anelli, trovando viti piene di grappoli ma decisamente una bassa resa di vino. Sapevamo che il deposito del carattere dell'uva è nella buccia - continua Cotarella - che esaltammo 'bruciandola da 20  a -10 gradi, tanto da sprigionare il nucleo, e dal 3% passammo al 40. Sono da sempre orgoglioso di formare questi ragazzi nella  nostra Università, il mio principio mai mettersi contro i giovani, possiamo dare esperienza ma senza prevaricarli. Da maggio abbiamo un nuovo progetto in Albania, fortemente voluto dal premier Edi Rama, che mi ha coinvolto, insieme all'università di Tirana, nel rilancio della viticoltura. Dovevamo collaborare con l'ateneo di Udine ma ho preteso che venisse coinvolta l'Università della Tuscia". 

Infine ancora la famiglia, con la quarta generazione già in azienda, Riccardo, figlio di Dominga Cotarella e Pierparolo Chiasso, altro pilastro fondamentale in azienda. Il nipote ha scelto di studiare enologia e prosegue la strada, dimostrando già di aver ereditato l'ottima capacità olfattina ereditata dal padre. "Ripercorrere la vita scrivendo un libro ti fa ricordate tanto, accade come con le ciliegie, una tira l'altra - ha concluso Riccardo -. Ho imparato che serve passione, preparazione ma soprattutto il rapporto con le persone, serve connessione, unità di intenti e il lavoro diventa un piacere. E soprattutto umiltà".

Piccoli tratti di vita disegnati in una breve chiacchierata, che possono essere approfonditi nel libro "Il vino, la mia vita" di Riccardo Cotarella, edito Rizzoli, mentre i presenti hanno potuto gustare la cena con i piatti must de "Il pirata" perfettamente associati ad etichette Famiglia Cotarella. 

La cena ha seguito un percorso di vini del Lazio, illustrato da Enrica Cotarella, e non si poteva non partire dal rossetto, diventato protagonista del racconto e soprattutto delle vigne Cotarella dal 1999. Il tris di antipasti (purè di patate con polpo saltato, cannolicchi gratinati e filetto di persico fritto) è stato associato alle bollicine del Metodo classico 60 mesi, annata 2020, con lavorazione a mano, seguito dal più deciso Ferentano, annata 2023 assaggiato in anteprima, rossetto in purezza, con seconda fermentazione in barrique, seguito da invecchiamento in bottiglia, perfetto abbinamento con gli strigoli alla filibustiera. Al pesce pescato al sale (spigola con contorno di patate e cicoria) una nuova sfida aziendale, Il Punto, un Internazional Sauvignon blanc della Tuscia, nato nel 2019 dopo un lungo studio di Pierpaolo, con vigneto a Castiglione in Teverina e affinamento in legno. Il nome, ricorda Enrica, nasce dalla puntigliosità dell'enologo, che ogni volta era convinto che mancasse qualcosa, fino a quando in azienda gli dissero che era ora di "Metterci un punto" e "il punto" è stato messo. Al dolce, cialda croccante con crema e nocciole, un altro immancabile vino del territorio: Pomele, aleatico passito 2023. 

Teresa Pierini e Anselmo Cianchi