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Il pesce di Sant'Andrea: una tradizione viterbese in espansione

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VITERBO - La tradizione è interamente viterbese, tanto che nel capoluogo c’è una chiesa a lui dedicata, mentre a Canino è anche patrono. Ma piano piano cominciano ad arrivare richieste anche da fuori i confini della Tuscia. Giovedì sera tutti col piattino pronto sul davanzale della finestra: nella notte passerà Sant’Andrea a lasciare il pesce di cioccolata o di marzapane.

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La festa dell’Apostolo pescatore, fratello di Simon Pietro, strizza l’occhio ai bambini, ma anche gli adulti non disdegnano l’occasione per assaggiare un pezzetto di pesce, che sia di cioccolata al latte, fondente, bianca o mista bianca e al latte, avvolta dalla classica carta argentata all’interno e coloratissima fuori. O ancora di gustoso marzapane.

Gli artigiani della CNA sono pronti. E iniziano a registrare interesse anche per chi di Viterbo non è. “Quella del pesce di Sant’Andrea - dice Ermanno Fiorentini, presidente dell’Associazione Provinciale Panificatori e Pasticceri di Viterbo – è una bella tradizione che si sta mantenendo e che è importante continuare a mantenerne. Parliamo inoltre un prodotto artigianale di qualità. Quest’anno poi, per la prima volta, stiamo ricevendo richieste anche da fuori provincia”.

Pesci per tutti i gusti, ma anche di tutte le taglie. Quelle che vanno di più sono le più piccole: da 100 o 200 grammi, ma possono arrivare anche un chilo. Per la pesca, basta un piattino.