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Verso nuove restrizioni e un blocco atteso per dicembre: impossibile prenotare un treno per Natale

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VITERBO - L'Italia si rassegna ad un nuovo fermo, che da lunedì dovrebbe essere parziale ma che rischia di trasformarsi presto, al massimo a dicembre, in un nuovo lockdown generalizzato.

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La prova (non provata) è nelle biglietterie dei treni: da giorni stiamo monitorando la biglietteria online di Ferrovie Italiane e Italo, per entrambe il mercato si ferma alle prime due settimane di dicembre.

Impossibile pianificare l'acquisto di un biglietto per il 19 o il 21 dicembre, interno all'Italia ovviamente, magari per festeggiare insieme alla famiglia lontana.

Solo due i motivi possibili: uno commerciale, che mette al riparo le aziende di trasporti da rimborsi, voucher, proteste e lamentele da parte dei clienti. L'altro è decisamente meno romantico: ci si aspetta un fermo a cavallo del Natale, magari approfittando delle vacanze scolastiche, e allora tanto vale non prometterlo nemmeno un viaggio in treno, tanto siamo destinati a fare il presepe sul balcone di casa.

Una triste conferma, che va a sommarsi alle possibili decisioni governative che saranno annunciate a breve, la cui bozza non promette nulla di buono.

Da lunedì 26 ottobre 2020  le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) potrebbero essere sospese la domenica e i giorni festivi, mentre nei feriali è permessa l'apertura dalle ore 5.00 fino alle 18.00; il consumo al tavolo potrebbe essere consentito per un massimo di quattro persone, salvo che siano tutti conviventi. Arriverebbe inoltre la temuta sospensione dell’attività di palestre e piscine, in barba a tutti quelli che hanno pagato in anticipo gli abbonamenti.

Attendiamo l'ennesima puntata de "Il decreto", forse già stasera, per tornare a dire la parola fine ad un'economia che stava tentando di riprendersi, pur a fatica, e che subirà l'ennesimo colpo di mannaia.

La salute dei cittadini deve essere garantita dallo Stato, lo stesso Stato che nei mesi estivi non ha fatto nulla per prevedere quanto tutti avevano già previsto. Ora ripartiranno le promesse di contributi a chi serrerà la porta, ma intorno alle attività e al codice per cui si assegneranno aiuti è presente un indotto che difficilmente stavolta sarà ristorato. Se chiude un'attività si ferma, ad esempio, la pubblicità e a seguire tanto altro. L'imprenditoria italiana non vuole bonus, vuole lavorare, rincuorata da governanti che sanno affrontare le emergenze che si dovessero presentare, comprese quelle sanitarie.

Abbiamo avuto già l'esperienza del blocco. Quattro mesi dopo siamo punto a capo. Forse non è questa la strada da seguire. Forse qualcuno deve rendersi conto che non è all'altezza della drammatica situazione che abbiamo avuto alle spalle e che abbiamo di nuovo tristemente davanti.

Teresa Pierini