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Saggini (pres. Unindustria): "Il Pnrr cambierà la città, dobbiamo puntare alla modernità"

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VITERBO - Presentato il progetto dei lavori finanziati al Comune di Viterbo per il Piano nazionale di ripresa e resilenza (Pnrr) ma quale sarà l'impatto con l'imprenditoria viterbese? Lo abbiamo chiesto a Sergio Saggini, imprenditore del settore edile e presidente di Unindustria Viterbo.

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Presente all'incontro in sala Regia, ha valutato la mole di informazioni e documenti, provando a tirare le somme con questa intervista, che gentilmente ci ha concesso.

Presidente Saggini, qual è stato il suo primo impatto con cifre e progetti illustrati?

"Ci aspettavamo tanti soldi ma non sapevamo dove sarebbero caduti o, meglio, su cosa si sarebbero concentrati i progetti del Comune. Siamo restati colpiti dalla mole di lavoro, specie nell'aver saputo che quasi la metà dei progetti sono addirittura banditi con le relative gare, un dato positivo. La paura di Unindustria, Ance e degli imprenditori, in tutta Italia non solo a Viterbo, era sulle difficoltà delle amministrazioni nel presentare i progetti, perché non tarate per una tale entità di lavori, il timore era che non ci sarebbero state le forze per sistemare i computi e fare le gare".

Quindi siete piacevolmente sorpresi dopo l'incontro viterbese?

"Ovviamente non abbiamo potuto verificate ma con le gare già bandite e quelle che seguiranno tra marzo e fine 2023 quella parte sembra sistemata. Ora nasce il prossimo problema: trovare le imprese che faranno tutto questo. Stiamo venendo da un boom dell'edilizia, specie con i bonus, che ha portato tanti lavori, una mole gigantesca che non avveniva dal dopoguerra, ma partecipare ad un bando è altro che lavorare con i privati.
Parlando di Viterbo, tra gli iscritti ad Ance ed Unindustria meno della metà fanno appalti pubblici, perché una cosa è parlare di lavoro e realizzarlo, altro è partecipare ai bandi. Faccio un esempio parlando di me, che faccio efficientamento energentico da sempre ma non ho una struttura interna all'impresa per le gare. Sul lavoro e il contatto con il privato ho tutte le possibilità ma non ho un ufficio gare né quello legale che verifichi tutte le certificazioni richieste. L'amministrazione è cosciente di questo e infatti l'incontro è servito anche per chiedere a tutti di esserci. Non è pensabile nemmeno che vengano da altrove, perché ogni città avrà i suoi bandi e nessuna azienda verrà da fuori, ci vuole organizzazione sul posto. In una situazione normale, ordinaria, un'impresa, anche una delle nostre, va in tutta Italia, ma ora, essendoci soldi su tutto il territorio l'azienda sceglie dove stare, magari vicino casa".

Pensa che i bandi possano essere attrattivi e che poi l'imprenditoria viterbese possa partecipare magari con subappalti?

"L'assessore ha detto chiaramente che distribuendo alcuni importi di lavori abbandonati hanno creato un computo all'altezza degli importi, che sono aumentati molto in questi mesi, speriamo che sia tutto fatto bene e vediamo di capire le forze viterbesi che ce la possono fare. Ricordo che per legge non si fa scelta territoriale ma è evidente che l'azienda vincitrice avrà tutto l'interesse a dare in subappalto, nei limiti previsti, alle imprese locali, specie per le piccole realtà artigiane che sono scelte sempre sul posto, creando valore sul territorio. Questo avviene normalmente, sta avvenendo anche ora per un grosso lavoro stanziato a livello nazionale e tante nostre imprese stanno lavorando in quel cantieri".

Il Pnrr potrà dare ancora ossigeno al settore?

"Oggi sicuramente, con la caduta del 110 sappiamo che cambierà tutto, penso al cappottista che è stato sopraffatto di lavoro, rischia di trovarsi dal fatturato triplicato alla diminuzione, quest'anno, per poi addirittura un calo preoccupante. Questa è la buona occasione per tutti. Dobbiamo continuare a mantenere quel valore che abbiamo creato, in provincia di Viterbo abbiamo avuto 2.000 lavoratori in più e gli iscritti alla Cassa Edile sono raddoppiati, se tutti riuscissimo ad andare sul Pnrr sarebbe la ricchezza del territorio".

Come giudica le variazioni fatte rispetto ai progetti già preparati dalle amministrazioni passate?

"Tra le cose tolte comprendo la piscina a Santa Barbara, non era indispensabile, ma spero sempre che si penserà un domani al sottopasso della ferrovia a Porta Fiorentina, che non credo avesse problemi di realizzazione. L'opera centrale giustamente inserita, a mio avviso, è quella che viene dal Governo Gentiloni con l'amministrazione Michelini: il collegamento Poggino - Fiera, che sta diventando davvero un grosso problema di viabilità cittadino. Inoltre è lo stesso Poggino che va affrontato e ripensato in modo definitivo; tanti imprenditori si vergognano di portare i propri clienti in sede, che rischiano di danneggiare le gomme ad ogni metro di strada, e lo stesso avviene nel polo di Civita Castellana. L'industria ha bisogno anche di immagine, non si può pensare di non avere coraggio a mostrarsi perché le nostre aree industriali sono tenute malissimo, trattate sempre come Cenerentola perché, elettoralmente, al cittadino rischia di interessare meno, mentre la crescita industriale vuol dire posti di lavoro, stipendio e crescita.
Condivido in pieno la scelta di realizzare le piste ciclabili, dal report del Sole24ore siamo a 0 chilometri in città, con un bambino piccolo non si può pensare di portarlo fuori in bici, è pericoloso. Chiaro che nel territorio viterbese si parla di bici elettriche con pedalata assistita, per la morfologia del territorio, ma i bikers vanno messi in condizione di muoversi senza essere investiti. Infine trovo fondamentale anche la revisione sismica delle scuole, dove il rischio è sempre continuo in caso di calamità, e li dentro ci sono tutti i nostri figli, e anche la sistemazione delle case popolari".

Bilancio positivo quindi?

"Certamente, anche per la scadenza, tutto questo per me non finirà nel 2026, l'Italia son certo che chiederà e otterrà una proroga. Su Viterbo, è chiaro che cambierà tantissimo la città, che deve modernizzarsi nella sua parte strutturale. Trovo perfetto lo slogan 'Da Vetus Urbs a Modern City', dobbiamo uscire dalle caverne".

Teresa Pierini